E' importante rendere eterno il vostro piccolo tesoro, Rarità rende preziosi i vostri oggetti di antiquariato effettuando restauri su mobili antichi, quadri, porcellane, bronzi, ferro, e quant'altro necessiti di interventi su pezzi di ogni epoca, da personale altamente qualificato con lavori eseguiti a regola d'arte.

Possibilità di servizio fotografico (Prima, Durante, Dopo) del restauro.

Si eseguono restauri conservativi e ripassi di mobili antichi con trattamento antitarlo.

Inviateci una e-mail con la foto del vostro oggetto  vi invieremo stima e  preventivo Gratis. Ritiro e consegna compresi.

 


Le nostre regole di restauro

Iniziare un restauro senza prima aver effettuato un’analisi approfondita d’intervento, 
porta ad eseguire un lavoro parziale, inefficace e che spesso da risultati insoddisfacenti.
Di conseguenza si rende necessario pianificare il lavoro, prima di iniziarlo.

E’ necessario innanzi tutto stabilire l’epoca esatta del mobile, in quanto gli interventi 
che si effettueranno, sia d’ebanisteria sia di finitura né saranno influenzati, il tipo di 
legno, ogni ripristino va fatto con lo stesso legno di cui è composto l’oggetto e possibilmente della stessa epoca. 

Il restauro inizia sempre con gli interventi di falegnameria, successivamente si esegue la 
pulitura (sverniciatura quando è necessario), ed infine la lucidatura.

Sarà bene scrivere tutte operazioni che dovranno essere eseguite sull’oggetto, senza tralasciare quelle giudicate minime, sono le più facili da dimenticare, stabilendo una cronologia  d’esecuzione che non intralci un intervento con un altro.

Le operazioni di pulizia (o sverniciatura) sono quelle che richiedono una particolare attenzione nella scelta d’intervento, infatti in questa fase un errore di valutazione può causare dei danni che sono in un certo qualmodo irreversibili. Tenete sempre conto della patina (quella colorazione che il legno acquisisce nel tempo) del mobile, va considerata sacra, ogni intervento di pulizia la deve sempre salvaguardare. Evitate interventi drastici (quali soda caustica) , in alcuni casi è necessario solo spolverare l’oggetto, non è indispensabile sverniciarlo. Analizzando il tipo di verniciatura che ricopre l’oggetto si determinerà il prodotto migliore per eseguire la pulizia.

Eseguire sempre un test del prodotto scelto in un’angolo nascosto del mobile, questo farà in modo che, se il prodotto è errato, o non funziona a dovere, si limiteranno i danni.

La finitura del mobile tiene conto innanzi tutto di quella che era o dovrebbe essere stata la finitura originale, va ripristinata e non va inventata (con l’uso di miracolosi prodotti sintetici), quando è ormai compromessa e si decide di eseguirla ex-novo si deve tener conto logicamente dell’epoca e dell’origine dell’oggetto (la gommalacca prima del XVIII Sec. non era di dominio pubblico) deducendo così quale sarà stata la finitura originale.
Gli interventi di restauro possono essere divisi in due tipologie: conservativi e integrativi.

Nel intervento conservativo verranno consolidate e rincollate tutte le parti tarlate o
comunque degradate o scollate, senza aggiungere o togliere nulla. L’oggetto del restauro quindi non sarà sverniciato ma solo pulito salvaguardando fin dove è possibile la verniciatura originale, e soprattutto la patina. L’intervento integrativo prevede il ripristino di tutte quelle parti mancanti indispensabili per far si che l’oggetto in questione riprenda la sua funzionalità. Tenete presente che la reintegrazione delle parti mancanti non deve essere superiore al trenta per cento dell’oggetto stesso. In caso di verniciature oramai compromesse, si procederà rifacendole ex-novo.

Come già detto si iniziano gli interventi di restauro con gli lavori di ebanisteria, non è però sempre così, in alcuni casi, ad esempio li dove ci sono molte mani di vernice, è consigliabile sverniciare prima di intraprendere qualunque tipo di intervento.

Gli interventi di falegnameria sono di ripristino e di integrazione e solo se assolutamente
indispensabile di sostituzione, cercate però di recuperare più "antico" possibile.



TECNICHE DI RESTAURO

1)CONSIGLI PER LA PULIZIA DELL'ACCIAIO
2)IL TRATTAMENTO DELL'ARGENTO
3)CONSIGLI PER LA PULIZIA DEL MARMO
4)CONSIGLI PER ELIMINARE LE MACCHIE DALLA CERAMICA ANTICA

1)CONSIGLI PER LA PULIZIA DELL'ACCIAIO
Occorrente: acetone o diluente nitro, bicarbonato di sodio, soda caustica, polvere di bianco di zinco o bianco di Spagna, un contenitore di vetro o plastica, uno spazzolino.

1. Ripulire l'oggetto con acetone, o con diluente nitro, strofinatelo con un batuffolo di cotone imbevuto di una soluzione di bicarbonato di sodio (in proporzione di una parte ogni 10 di acqua) in modo da togliere le macchie più superficiali.

2. Per eliminare le macchie più resistenti occorre far ricorso a una soluzione, anch'essa al 10%, di soda caustica.

3. E' importante, nel preparare il composto, osservare alcune avvertenze: usare un contenitore di vetro o plastica e appoggiarlo su una superficie che non possa essere rovinata da eventuali spruzzi di soda.

4. Mettete l'acqua nel contenitore e aggiungete la soda (non si deve mai fare il contrario) un po' per volta; fatela cadere da vicino e mai dall'alto per evitare che la soluzione ribolla creando vapori nocivi. Per prudenza, oltre ai guanti, che dovranno essere di gomma pesante si può indossare un paio di occhiali per proteggere gli occhi.

5. Servendovi di un vecchio spazzolino da denti, strofinare l'oggetto con la soluzione di soda caustica fino a quando le macchie non saranno scomparse.

6. Risciacquate con abbondante acqua e asciugate delicatamente.

7. Infine lucidate l'oggetto. Prendete una pezza di cotone inumidita con acqua e premetela, come se fosse il piumino della cipria, contro la polvere di bianco di zinco o bianco di Spagna; quindi strofinate il pezzo fino ad ottenere il grado di lucentezza desiderato. Sciacquate poi sotto acqua corrente.


2)IL TRATTAMENTO DELL'ARGENTO
Occorrente: un pennello a pelo corto e rigido, cotone, acetone puro, ammoniaca.

1. Passare l'oggetto (dopo averlo accuratamente spolverato) con acetone puro distribuito con un pennello a pelo corto e rigido, esercitando una leggera pressione e compiendo un movimento rotatorio così da far entrare il solvente in tutte le pieghe del decoro.

2. L'acetone rimuove lo sporco e il grasso, che devono essere asportati ripassando la superficie con un batuffolo di cotone.

3. Se lo sporco è resistente, si usa ammoniaca (sempre distribuita con il pennello) che a differenza dell'acetone, toglie anche le ossidazioni leggere. Si ripassa poi con il cotone, quindi si sciacqua con acetone.

4. Successivamente si tratta il pezzo con un buon prodotto di pulizia dell'argento, che toglie le ossidazioni e restituisce al metallo la sua lucentezza.


3)ELIMINARE LE MACCHIE DALLA CERAMICA ANTICA
Occorrente: un pennello di nylon, detergente neutro, candeggina.

1. Lavare accuratamente l'oggetto in ceramica immergendolo in una bacinella contenente acqua calda, ma non bollente, in cui sia stato sciolto un buon detergente neutro. Il pezzo deve essere spazzolato delicatamente con un pennello di nylon, soprattutto nei punti in cui polvere e sporco tendono a depositarsi.

2. Dopo averlo sciacquato, si lascia asciugare l'oggetto all'aria appoggiandolo su un panno morbido.

3. E' consigliabile non asciugarlo con uno strofinaccio per evitare che fili e peluzzi possano aderire alla superficie; si può anche utilizzare un asciugacapelli, avendo cura che il getto d'aria non sia troppo violento né troppo caldo.

4. Se sono rimaste alcune macchie e tracce di sporco nelle abrasioni, si prepara nel contenitore una soluzione di acqua e candeggina nella proporzione di 4 a 1 e vi si immerge l'oggetto preoccupandosi di sorvegliare attentamente il pezzo per controllare che non si rovini lo smalto. Se non si può tenere l'oggetto sotto controllo, è importante, dopo breve tempo, estrarlo dalla soluzione, sciacquarlo accuratamente in acqua semplice e farlo asciugare all'aria

5. Se le macchie sono particolarmente resistenti, si può aumentare la quantità di candeggina fino ad arrivare al massimo ad un rapporto di 1 a 1. Per evitare di rovinare lo smalto, è bene però non immergere completamente l'oggetto nelle soluzioni più concentrate e tamponare invece le macchie o applicarvi impacchi con battutoli di cotone imbevuti di acqua e candeggina.


CONSIGLI PER LA PULIZIA DEL MARMO
Occorrente: Un po' di polvere di pomice, dell'acido ossalico (che si può trovare in farmacia o nei negozi specializzati in prodotti chimici), un barattolo in cui diluirlo, tre strofinacci (due di cotone e uno di lana), una spugna e un barattolo di cera bianca in pasta.

1. Si versa un po' di pomice sul marmo e si strofina questa polvere leggermente abrasiva su tutta la superficie, utilizzando uno straccio inumidito; ideale per questa operazione è la tela di iuta un po' consumata dall'uso.

2. Si sciacqua, utilizzando una spugna imbevuta d'acqua.

3. Per togliere le macchie più resistenti si prepara quindi una soluzione di acido ossalico e acqua : l'acido si presenta come una polvere biancastra e deve essere diluito nella proporzione di tre quarti d'acqua e un quarto di acido. Utilizzando sempre la spugna si stende il composto con una certa abbondanza, in modo che il marmo si impregni e, dopo qualche minuto, si risciacqua ripetutamente con una spugna pulita

4. Quando il ripiano è ben asciutto (si consiglia di aspettare almeno un giorno) lo si "ingrassa" con la cera bianca in pasta e, dopo qualche ora, si procede alla lucidatura con un panno di lana.


 

Il nostro laboratorio artigianale:

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     Pezzo da Restaurare                                                     Pezzo Restaurato

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Particolari di alcuni restauri eseguiti a garza

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CONSIGLI PER GLI APPASSIONATI E PER CHI INTRAPRENDE QUESTO CAMMINO.

 

Riproduzioni, imitazioni, ricostruzioni, ecco i triboli ed i trabocchetti che rendono così difficile la via dell'antiquariato e del collezionismo per chi non è addentrato e si avventura senza un’adeguata preparazione.
In fondo il fascino dell'antiquariato nasce anche dalla continua ricerca e dalla curiosità di essere introdotti ai suoi misteri.

Ovviamente questo scritto non può certamente cambiare le cose. Ma può essere la base per illuminare il profano ed aiutarlo ad essere più cosciente negli acquisti effettuati affidandosi esclusivamente al fiuto e sopratutto alle attribuzioni fatte dai venditori. In special modo agli acquisti fatti in un modo goliardico nei mercatini d'antiquariato, di fine settimana o di fine mese, che si svolgono con tanta abbondanza nei paesi di tutta Italia.
Di ciò potrebbero parlare i tanti restauratori, che nei giorni dopo il mercato si vedono affidare, dai clienti, per il restauro cose senza senso, imitazioni di arredi o di oggettistica effettuati con molta fantasia e senza alcun riferimento all'epoca in cui dovrebbero appartenere.

Il consiglio è di andare per gli acquisti sempre dall'antiquario di fiducia, o di cercare di documentarsi o chiedere informazioni, solo così si potrà salvaguardare l'acquisto ed il denaro.
Il falso, ovviamente, esiste in commercio, ma non c'è motivo di ritenere che sia in aumento rispetto al passato, molto più spesso, invece sono i cosiddetti "antiquari improvvisati" che sono in aumento e questo crea scompiglio e mancanza di fiducia, da parte del collezionista e del potenziale cliente che si avvicina per la prima volta all'antiquariato.
Certo è che non è facile sostituire una lunga esperienza e il contatto quotidiano con gli oggetti antichi quando si deve valutare un arredo e la loro autenticità.
Ciò nonostante, approfondire la conoscenza in materia è sempre consigliata.

COME RICONOSCERE L'AUTENTICO DAL MOBILE CONTRAFFATTO
CONSIGLI E PICCOLE NOTIZIE

 

LA GRANA DEL LEGNO
Uno degli indizi importanti è la grana del legno. Col passar dei secoli i pori si restringono sempre di più fino a raggiungere (a secondo dell'ambiente e delle condizioni climatiche) una compattezza ossea (nel caso di un ambiente asciutto e troppo areato).

Inoltre, per la categoria dei legni teneri (pioppo, abete, ontano, ecc.), che normalmente in passato erano usati come legni di struttura interna (salvo per mobili rustici o dipinti), per poi essere lastronati o impiallacciati con essenze di legni pregiati, accade che la perdita dell'umidità interna provoca la fragilità fino al limite della polverizzazione.

E il caso di aggiungere che il trattamento a cera vergine d'api o, spirito e gomma lacca degli arredi antichi, evidenzia una calda tonalità, derivata dal tempo, che difficilmente si ottiene con il legno non stagionato e tinteggiato per invecchiamento.

LA PATINA
Altra caratteristica del legno antico è la patina che non è lo strato superficiale di polvere, cere, residui carboniosi di lanterne o candele (che possiamo definire impurità), che nel corso del tempo ha formato sulle superfici più esposte una sorta di spessore scuro e facilmente asportabile, e ancor più facilmente imitabile con scopo fraudolento da un bravo artigiano.


La patina è, invece, l'invecchiamento progressivo della tonalità spaziale del colore naturale del legno: le varie tonalità di grigio e bruno rosato del noce, del rovere e dell'ebano rosa, il rosato maturo del mogano, l'aranciato rossastro del ciliegio e del faggio, il giallastro maturo del cedro del Libano, il colore paglierino dell'ontano e del pioppo, lo scurirsi delle venature magre dell'abete che mettono in risalto quelle grasse.

 

ATTREZZATURA DI LAVORO PER MANUFATTI LIGNEI
Un altra importante indicazione è la datazione del segno lasciato dagli strumenti usati per la lavorazione. Ad esempio la sega elettrica che segando il legno lascia una traccia più regolare e continua della sega a mano. Quest'ultima, infatti, anche se precisa, è irregolare e discontinua.
L'utilizzo del tipo di sega usata può essere evidenziato nelle parti nascoste del mobile come ad esempio nei fondi dei cassetti masselli, i fianchi interni di tutta la struttura del mobile, le sedie nella parte sottostante della seduta interna centinata, etc.

Analogamente l'utilizzo della pialla meccanica è possibile riscontrarlo vedendo il legno controluce. Infatti, è possibile notare La presenza di avvallamenti, derivati dal ferro lamellare, nelle parti interne del mobile e spesso anche in quelle esterne, se non è stato carteggiato a dovere il legno.
Le stesse considerazioni vanno fatte per il trapano elettrico.

Un’ulteriore considerazione è che l'artigiano di una volta avendo a disposizione maggior tempo realizzava un lavoro più rifinito, molto superiore a quello di oggi. Pertanto, mentre con i macchinari contemporanei si ottengono risultati più netti si ha l'impressione di un lavoro poco curato. Così si può vedere su un mobile di oggi un incastro a coda di rondine con imprecise combaciature mentre in antico si evince il contrario.

CHIODI E FERRAMENTA PER ARREDI RINASCIMENTALI
Passando ai materiali accessori un'indicazione può venire dal tipo di chiodi usati, per fodere, incastri, cassetti, strutture interne ed esterne, negli arredi dal 1500 al tardo 1600).
Non è vero, come alcuni credono, che una volta, per congiungere le diverse parti di un mobile, si adoperassero solo piolini di legno (si evidenziava questo tipo di lavorazione nel 1700 nelle Regioni d'Italia Centrale, nel Lombardo Veneto, Toscana e Francia del nord); i chiodi erano largamente usati nei tempi antichi sopratutto nel 1500-600, ma erano fatti a mano, uno diverso dall'altro, con la testa grossa e il gambo a sezione quadrata rastremata con finale a punta (piramide capovolta).

Oggi sono di produzione industriale molti chiodi, di svariate misure, che imitano quelli antichi, con testa a goccia di sego o piatta. Ma nel restauro di arredi antichi (1500-600) i chiodi che sono utilizzati vengono riprodotti a mano onde evitare un effetto sgradevole di modernità.

Un discorso analogo, si può fare anche per la ferramenta, come serrature, maniglie, bocchette, paletti, chiavi cerniere, tutti accessori riprodotti in serie con modelli antichi.
Nel restauro di un mobile antico la ferramenta, che deve essere sostituita o aggiunta perché mancante, viene normalmente riprodotta artigianalmente utilizzando un bravo fonditore.
Logicamente questa cura nel restauro comporta un costo maggiore rispetto al restauro del mobile dove viene inserita ferramenta prodotta industrialmente imitando modelli antichi.

Il discorso cambia quando in luogo del legno nuovo si usa legname vecchio, o addirittura antico, magari ricavato da arredi in demolizione, travi lignei di antiche soffittature, rivestimenti parietali, montanti di infissi, ecc.
Quando si utilizzano chiodi, serrature, chiavi, bronzi, ed altro materiale recuperato da demolizioni. Quando si adoperano colla a caldo animale, vernici per la lucidatura a spirito e gomma lacca, o cera vergine d'api secondo l'epoca, quando da vecchi armadi in disuso, si ricavano modificandoli splendide librerie, quando l'artigiano torna a lavorare con ferri manuali, pialla, sega,ecc. In questi casi anche se manca l'intenzione di ingannare il potenziale cliente, è evidente che non possiamo parlare di semplice imitazione, ma di vera contraffazione.

Dato che un mobile costruito con tutte le dovizie messe a disposizione dall'esperienza (come intarsi, intagli, code di rondine fatte a mano, cornici, vetri non regolari che vedendoli in controluce si evidenziano le imperfezione derivate dalla fusione del vetro, a causa delle diverse calorie e della fusione esistente in epoche passate) viene a costare assai più di alcuni mobili in "stile" è difficile che il fabbricante o uno dei successivi compratori, o rivenditori, notato l'abile esecuzione e lo stile del mobile, resista alla tentazione di dichiararlo antico per lucrarvi di più.

Ecco perciò che dalla semplice imitazione legata allo stile e alla moda, che ha un proprio mercato legittimo, si passa al falso d'arte.
Da qui la definizione di falso, usata fra gli antiquari, "è falso l'arredo che non appartiene alla datazione dell'epoca di cui rappresenta lo stile". Definizione talvolta eccessiva poiché comprenderebbe anche i mobili di onesta imitazione, eseguiti con alta perizia artigiana, come i mobili prodotti dopo la parentesi della Seconda Repubblica(1848-51).

Innanzi tutto occorre distinguere l'imitazione esplicita, dalla quale va escluso ogni intento ingannevole, dalla contraffazione in cui l'intento ingannevole può essere parzialmente o totalmente presente.
Non c'è dubbio infatti che i cosiddetti mobili "in stile" sono semplicemente ispirati all'antico e presentano tali caratteristiche di inautenticità che nessuno può confonderli con i modelli da cui derivano.

La natura del legno, le essenze pregiate degli intarsi, l'uso del compensato o del truciolato, per le parti non visibili, la perfezione degli incastri, la presenza di chiodi d'acciaio, e delle colle sintetiche,il tipo di tinteggiatura e lucidatura fatta con macchinari ed a spruzzo, denunciano chiaramente l'esecuzione industriale di questi mobili che vengono offerti sul mercato dai comuni mobilieri a prezzi di gran lunga inferiori agli equivalenti antichi.

Inoltre, si deve menzionare un'altra categoria di mobili, proposti in alcune vendite per televisione, importati dai paesi sottosviluppati e venduti come mobili antichi. In quest'ultimi le impiallacciature e gli intarsi sono interamente stampate.
Appartengono a questa categoria di mobili che intendono riproporre lo stile Quattrocento Fiorentino-Toscano in genere, come pure l'Umbro, il Laziale, il Veneziano, anche se non mancano imitazioni di altri epoche e zone diverse.

Ma se lo stesso tipo di mobile viene fatto da un abile artigiano rispettando le proporzioni, i legni, le impiallacciature o lastronature e l'eventuale modello per esempio allo scopo di completare un tavolo estensibile senza prolunghe, ricostruire un fianco di un cassettone, rifare una gamba ad una sedia, ricostruire con legni ricavati da armadi in demolizione una coppia di comodini, o un cassettone, solo un esperto saprà riconoscere a colpo d'occhio l'originale dall'imitazione. Talvolta anche gli esperti per riconoscere un imitazione devono soffermarsi su diversi particolari che considerati tutti insieme rivelano inequivolmente l'esecuzione recente.
 
Purtroppo chi non è addentrato nel ramo si dovrà rivolgere ad un perito d'arte molto qualificato, ed in alcuni casi quando l'arredo è un' Opera d'Arte, e di gran valore per essere oggettivamente certi (oltre il parere dell'esperto che sa riconoscere il vecchio dall'antico, dal mobile ritardatario, al falso) è necessario l'aiuto della scienza e in questo caso della spettrografia Molecolore I.R. Cos'è questa spettrografia? E' un metodo usato da molti esperti d'arte, collezionisti a livello internazionale per garantirsi con certezza matematica dei loro investimenti d'arte.
Ogni molecola è composta da atomi che vibrano su una frequenza se colpiti da radiazioni.
Inserendo una piccolissima quantità del legno di un albero appena tagliato in uno spettrometro, che registra le vibrazioni degli atomi dei singoli composti, appare una curva sullo schermo di un computer, che assomma le vibrazioni molecolari chimiche.
Col passar degli anni un sottile strato esterno dell'arredo in legno si decompone rapidamente mentre la massa interna del legno, da cui viene preso tramite carotaggio il campione da misurare, degrada a causa di microbi e processi chimici graduali e lenti, poco influenzati dall'ambiente. La decomposizione delle molecole durante i secoli passati trasforma la curva originale che diventa così l'impronta tipica per un legno di una certa età. La datazione assoluta si ottiene confrontando l'impronta in esame con impronte di molti campioni per legno di una certa età. Il confronto dell'impronta in esame viene fatto con impronte di molti campioni di accertata e sicura datazione. La precisione del metodo dipende dal tipo di legno, per i legni comunemente più usati nell'antiquariato questa precisione è oggi di +/-l0 anni; la possibilità di una datazione errata dovuta all'uso di legno vecchio per un'opera recente è molto limitata.

Il legno sviluppa all'esterno una patina (che chiameremo tempo vita), subisce l'attacco di tarli e vermi con caratteristiche tipiche e si corrode per l'usura.
In alcuni casi, sopratutto nel prolungamento ottocentesco del Luigi XVI, si può essere aiutati dai materiali adoperati, dalle tracce lasciate da strumenti meccanici e dalle tecniche costruttive più aggiornate.
Inoltre vale anche qui quello che si è detto sulla grana del legno, sulla patina, sugli elementi accessori. E' evidente però che trattandosi sempre di mobili antichi le differenze sono esigue e soltanto pochissimi esperti sono in grado di apprezzare, per esempio, le diverse tonalità delle parti grezze di un mobile del primo o secondo Impero, o di altri stili ed epoche.

Per riconoscere un mobile ritardatario un'altro criterio possibile è quello estetico, poiché un mobile eseguito in provincia o in città che si accontenta di ripetere stili passati per una clientela borghese, non presenta quei caratteri di estro, invenzione, eleganza che distinguono le creazioni di artigiani alla moda. Generalmente un mobile ritardatario è pesante, goffo, meno curato negli intagli e negli intarsi meno ricco di decorazioni, nelle eventuali dorature, nei bronzi. Inoltre, trattandosi di esecuzioni stilistiche inferiori, è raro che l'artigiano abbia appreso perfettamente un modello, perciò lo stilizza senza rispettare l'equilibrio delle parti, magari esagerando.

Nel commercio antiquario, capita spesso di sentir affermare che il mobile è originale ma gli è stata sostituita una parte. Questi casi vengono definiti "falsi parziali" ossia ci troviamo al limite tra la falsificazione ed il restauro.
Quando le singole parti provengono da elementi diversi, ed assemblati in un unico mobile si tratta di un mobile ricostruito che ha una sua quotazione, ma mai come quell’originale.

Esistono, inoltre, gli arredi sposati "matrimonio", termine usato in campo internazionale tra antiquari per definire quei mobili composti da due parti ad esempio una credenza a doppio corpo (parte bassa e parte alta). In alcuni casi quando una delle due parti è mancante il restauratore sostituisce la parte mancante con un'altra dello stesso stile.

L'eventuale controversia sull'autenticità di questa tipologia di mobile è risolvibile non teoricamente ma nella vendita a minor prezzo. Il costo ridotto di un mobile, qualora non ne venga precisato il motivo, dovrebbe indurre il cliente ad effettuare un accertamento più approfondito.

COME DIFENDERSI DAI FALSI

Come già detto, non è sufficiente leggere un buon libro o queste pagine per diventare esperti d'antiquariato e smascherare i falsi. Si possono però apprendere alcune regole che ci consentono di riconoscere i camuffamenti più grossolani e i restauri più evidenti.
Nella stragrande maggioranza i mobili antichi che si trovano in commercio hanno subito qualche restauro derivato dalla vetustà.
Esistono, anche se rari, quelli assolutamente integri provenienti da vari palazzi patrizi, ville, case di benestanti che hanno avuto un buon rapporto con la manutenzione.

Nel mobile italiano l'ossatura (struttura) portante, sotto la lastronatura o impiallacciatura, è generalmente in legno tenero (in prevalenza a secondo delle Regioni di provenienza, sono di pioppo, abete, olmo, ecc.).
Si deve tener presente che la lastronatura o l'impiallacciatura è generalmente (salvo mobili italiani con fattura straniera) in radica o noce venato, olivo, mogano, palissandro, acero, pero.
Spesso avviene che negli arredi del 1700 e del 1800, vengono a mancare (causa la vetustà o il degrado dovuto alla trascurata conservazione),parti o piccoli pezzi di impiallacciatura o della lastronatura che in origine sono di mm 2, e di mm 4 fino a cm 1.
La sostituzione di questi elementi porta spesso una discordanza di colore, patina o venatura tra loro.

La perfetta conservazione del legno si nota perché non evidenzia la sostituzione delle parti mancanti anche se può essere sinonimo di un restauro effettuato da un buon restauratore. Il restauro può essere stato fatto portando il legno a vergine oppure, nel caso di mobili con impiallacciature, sostituendo l'impiallacciatura, ripatinando, tinteggiando e lucidando con tampone a spirito (94°) e gomma lacca.
Per l'impiallacciatura bisogna tener presente che quella attuale è di spessore molto sottile (pochi decimi di millimetro), questo può essere un modo per riconoscere in un mobile il recente restauro.

Altri indizi di questi piccoli restauri sono la sostituzione dei fondi dei cassetti, delle guide che spesso vengono capovolte, dato il consumo derivato dal tempo, o sostituite.
Nel mobile massello il restauro è più evidente. Ovviamente anche qui si deve prestare attenzione alle differenze di tonalità sulla grana del legno, ai chiodi e alle sbavature di colla.

Oltre agli accorgimenti presi in precedenza, bisogna considerare che un mobile antico, se non è costruito con quattro assi dal contadino, presenta un'armonia di linee, un'eleganza di proporzioni, una scelta dei particolari che anche se primitivi o ingenui hanno un rapporto tra la forma e la funzione, che un falsario di oggi, se non è a sua volta un artista, non riesce a ripetere senza-stonatura.

Ogni artigiano, ogni ebanista, ogni antiquario, ogni doratore, vive nel proprio tempo e ne viene assuefatto. Conoscere la storia, le ragioni, lo stile, l'arte in genere, l'evolversi del pensiero e delle arti figurative, significa possedere i requisiti per valutare la congruenza del mobile.

In altre parole la conoscenza è indispensabile per riconoscere gli eventuali elementi che il falsario ha inserito senza cognizione di causa.
Se non si ha neanche un piccolo bagaglio culturale sarà meglio rinunciare all'acquisto di arredi antichi e orientarsi all'acquisto di mobili moderni.

Un altro piccolo consiglio per chi vuole acquistare mobili antichi è di tener sempre presente che l'antiquario, il restauratore, anche un semplice ricercatore o il rigattiere di paese che passa tutta la vita in mezzo ad arredi antichi, a comprarli, venderli, a confrontarli, a scoprire le magagne, a modificarli, sa perfettamente quello che sta vendendo.

Credere di potergli insegnare qualcosa è pura presunzione o stupidità, credere che stia sbagliando il prezzo per difetto è pura ingenuità. Credere che non abbiano capito il mobile che sta vendendo è pura illusione.

Perciò chi spera di poter acquistare un mobile di alta epoca per una manciata di milioni, un cassettone del 1600 italiano, o un comò Veneziano per pochi biglietti da centomila, o un Trumeau Veneto del 1700, pagandolo meno di una macchina di piccole dimensioni, è destinato ad essere ingannato.

Questo non significa che nel campo dell'antiquariato non si possono fare buoni affari, ma non affari miracolosi. Un buon affare è pagare il suo giusto prezzo, il suo giusto valore di antiquariato in rapporto all'epoca e all'originalità. Si consiglia sempre di richiedere la perizia con convalida del Tribunale. Inoltre, si consiglia di affidarsi ad un antiquario, scelto con lo stesso criterio con cui si va dal commercialista o dal medico, tenendo conto che se è un serio professionista ha tutto l'interesse ad aumentare la sua clientela. Mentre si sconsiglia di fidarsi dei privati, degli intermediari o di contesse che fingono di svendere i loro beni di famiglia.